Verso domenica

Da quasi tre mesi non ci troviamo insieme,
ad ascoltare la Parola di Dio e a spezzare il pane del Signore:
domenica possiamo e vogliamo ricominciare.

Sicuramente avremo un po’ di timore,
saremo un po’ impacciati,
alcuni gesti non ci verranno troppo naturali:
non importa,
impareremo insieme a mettere a frutto
questi mesi di lontananza e di distacco,
perché la paura non sia l’ultima parola,
piuttosto la speranza e il desiderio di crescere come comunità.

Vorremmo che fosse un momento di gioia:
per questo con il consiglio pastorale
abbiamo messo a fuoco alcune attenzioni,
integrando le disposizioni delle autorità
in modo che tutti possano sentirsi sicuri e tranquilli.

Per tanti motivi abbiamo pensato che fosse meglio
un’unica celebrazione
per tutta la Nuova Parrocchia.
Prima di tutto perché in questi mesi abbiamo imparato ancora di più
che dalle sfide e dalle domande grandi
se ne esce solo insieme:
spezzettarci in tanti piccoli gruppi non aiuterebbe.
E poi, perché, tecnicamente, le norme da rispettare nel protocollo
sono, giustamente, rigorose:
occorre un gruppo di persone
che prepari, accolga, organizzi, verifichi che tutto proceda bene.
Moltiplicare le celebrazioni chiederebbe un impegno difficilmente sostenibile.

Abbiamo pensato fosse giusto
ripartire ritrovandoci a Ozzano:
lì la nostra comunità è stata più colpita dall’epidemia,
lì ora è forte la mancanza di don Franco,
che ha accompagnato e guidato per tanti anni la comunità.
Ci ritroveremo ricordando davanti al Signore
lui e tutti gli altri amici
che non abbiamo potuto salutare per l’ultima volta in questi mesi.

Ci troveremo all’aperto,
per poter stare più distanti e mantenere meglio le distanze
(che abbiamo imparato essere necessarie per la sicurezza di tutti).
Con le regole di oggi,
tutti gli spazi al chiuso sono troppo stretti:
ci dispiacerebbe molto
che qualcuno arrivasse e non trovasse posto,
e dovesse tornare a casa.
Se pioverà, rimanderemo di una settimana.

Ci troveremo la sera alle 18,
per non rischiare di essere sotto il sole forte
e impedire a chi è più fragile di partecipare.

Occorreranno alcune attenzioni,
quelle che abbiamo imparato in questi mesi.
Dovremo misurarci la temperatura prima di venire:
se abbiamo la febbre (più di 37,5° C),
rimaniamo a casa, per la sicurezza di tutti.
Così anche chi è stato a contatto negli ultimi 14 giorni con malati di covid-19
è bene che attenda e rimanga a casa.
Dovremo venire in anticipo,
e attendere all’ingresso, stando a distanza:
i volontari ci indicheranno il gel per lavarci le mani
e ci accompagneranno al nostro posto,
che dovremo tenere per tutta la celebrazione,
a distanza dagli altri.
Le famiglie e chi vive insieme potrà rimanere vicino
e avrà posti dedicati
(con attenzione e delicatezza i papà e le mamme
si prenderanno cura dei propri figli).
Arriveremo tutti con la mascherina:
quando saremo al nostro posto e inizierà la celebrazione,
potremo abbassarla,
– è bello poter tornare a vederci in volto –
pronti a rimetterla in caso di necessità
(siamo all’aperto, a distanza,
le norme lo consentono perché non c’è pericolo.
Se qualcuno, per sentirsi più sicuro, preferisce tenerla per tutto il tempo,
può farlo liberamente).
Per il resto, seguiremo le indicazioni che ci saranno date,
e poi usciremo non tutti insieme, ma uno alla volta,
senza fermarci e formare gruppi all’uscita.

Insomma, all’inizio saremo tutto un po’ rigidi:
poi impareremo a scioglierci
e a scoprire come vivere e come amarci anche così,
certi che gesti e parole,
sguardi e incontri
ci sono necessari anche più del pane di ogni giorno.

Vi aspettiamo allora domenica alle 18 a Ozzano!
E se qualcuno, per tanti motivi,
preferisce attendere ancora qualche giorno
per essere più tranquillo e sicuro,
nessun problema:
i tempi di ognuno sono diversi,
e volentieri li accogliamo e li rispettiamo.
Noi ricorderemo anche chi è a casa,
e chi è a casa potrà ricordare noi,
semplicemente leggendo il vangelo
e custodendoci nella sua preghiera.
In attesa che anche le voci tornino ad essere unite
nell’affidare a Dio paure e speranze.

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